Ceglie Messapica, la capitale della Messapia

Ceglie Messapica è un comune di 20.678 abitanti della provincia di Brindisi.
Geografia: La città si trova a metà strada fra Brindisi e Taranto sull'ultimo lembo di Murgia meridionale ad una quota collinare di 302 metri s.l.m. nell'Altosalento e nella splendida valle d'Itria. L'altezza massima raggiunta è di 382 metri s.l.m. in località "Monte d'oro".
Economia: L'economia è basata prevalentemente sull'agricoltura (soprattutto ulivi e viti), anche se non mancano attività manifatturiere. Artigianato ( Ebanisteria, Costruzione trulli, Muri con pietre a secco.


Storia: Le prime notizie su Ceglie Messapica risalgono a quasi 1700 a.c., quando un popolo venuto dall'Oriente in Puglia - quello dei Pelasgi - fondò le antichissime mura e le costruzioni, formate da grossi blocchi di pietra, chiamate Specchie.All'incirca 700 anni prima dell'era cristiana, furono i Greci a portare in queste terre i propri modi di vita e Ceglie assunse il nome di Kailìa ed i caratteri della loro civiltà.Il nucleo urbano della città si estendeva ai piedi di un colle, chiuso da possenti mura di pietre, dette Paretone, di cui si conservano poche tracce; la zona abitata occupava approssimativamente l'area in cui si trova oggi la Stazione delle Ferrovie Sud-Est.Fuori le mura erano metà di pellegrinaggi delle genti messapiche due celebri santuari dedicati ad Apollo - dove ora sta la chiesa di San Rocco - ed a Venere, sulla collina di Montevicoli.Divenuto un centro ricco e fiorente Ceglie, come capitale militare della Messapia - quella politica era la vicina Oria - dovette combattere dure guerre contro la potente Taranto che, per ragioni commerciali e di prestigio politico, voleva ottenere uno sbocco sul mare Adriatico, nella fascia costiera tra Egnatia e Càrbina, sottoposta alla giurisdizione messapica di Ceglie e di Oria.Quando Roma assoggettò la Penisola, anche Ceglie, ormai decaduta, passò sotto il suo dominio e fu da essa assimilata.Nel medioevo divenne un povero villaggio in cui si conduceva un'esistenza grama, all'ombra del piccolo maniero nel quale risiedeva un barone. Era denominata "Celie de Galdo".Molte furono le famiglie che dominarono la baronia in quei secoli: Orimi, Scisciò, Brancaccio, Dentice, Pignatelli.Il feudo risulta in possesso per un sessantennio anche degli Arcivescovi di Brindisi, finché, il 24 ottobre 1584, don Cornelio Pignatelli, signore di Ceglie, non compie una permuta con don Ferdinando Sanseverino, conte della terra di Saponara, che diventa feudatario della città.Intanto, nelle campagne intorno a Ceglie, i monaci italo-greci avevano fondato dei grandi monasteri, di due dei quali restano notevoli testimonianze: l'abbazia di S. Anna, alla periferia dell'odierno abitato, e la chiesa della Madonna della Grotta, sulla vicinale per Francavilla Fontana.

I Sanseverino ampliarono il castello conferendogli approssimativamente la struttura attuale. Promossero l'arricchimento economico e culturale di Ceglie, favorendo la fondazione del convento dei Cappuccini — abbattuto qualche anno fa e quello dei Domenicani, fino al 2005 sede del Comune.Nei 1521, rivelatasi angusta, per le accresciute esigenze cultuali, la vecchia madrice, fu innalzata l'attuale Collegiata che, nel 1786, fu ingrandita ed imbarocchita.Ai Sanseverino subentrarono i Lubrano e i Sisto y Britto, che si estinsero con il Duca Raffaele, nel 1862, anno in cui ereditarono il castello e le residue proprietà dell'ex feudo i Verusio.Nel Risorgimento, a Ceglie fu costituita una vendita Carbonara da Domenico Termetrio, originario di Cisternino. Da Pietro Elia, amico personale di Giuseppe Mazzini, venne fondata invece una sezione della Giovine Italia che molto contribuì al riscatto dal dominio borbonico.Raggiunta l'unità, anche Ceglie venne a far parte del nuovo Regno Sabaudo e, proprio allora, alla fine dell'ottocento, conobbe un periodo di fervore.All'inizio del '900 la città ha vissuto le stesse vicende degli altri comuni del Meridione, con un costante incremento demografico, nonostante l'emorragia emigratoria, che costituisce la spia della situazione economica e sociale di Ceglie in quegli anni.Oggi, Ceglie guarda al futuro cercando anche di basare la propria economia sullo sviluppo turistico e culturale.

Resti messapici a Ceglie: Della civiltà messapica rimangono numerosi resti archeologici: sistema difensivo (specchie, fortini messapici, mura e muraglioni chiamati paretoni), necropoli oltre a iscrizioni, monete, vasi, trozzelle messapiche e reperti vari conservati in piccolissima parte nel locale museo archeologico a Ceglie e nei musei di Taranto, Brindisi, Lecce ed Egnazia ma, in massima parte dispersi in collezioni private e pubbliche (citiamo ad esempio un vaso rinvenuto nel 1820 raffigurante la lotta tra Diomede e i Messapi che si trova presso il museo di Berlino).Ceglie, era dunque la roccaforte militare della Messapia, per la sua posizione naturale in cima a un colle e per il suo territorio collinare da cui era ben visibile Taranto, la città rivale che ambiva a conquistare tutta la Messapia per consentirsi lo sbocco sull’Adriatico.Kailia (il nome messapico di Ceglie) aveva ben quattro cinte murarie con sulle cinte esterne (paretoni) elevate fortificazioni in blocchi megalitici (le specchie alte anche oltre 20 metri e diametro fino a 60 metri), la cinta di mura più interna aveva un perimetro di 5 Km e racchiudeva una popolazione non inferiore ai 40.000 abitanti.Risalente al settembre 2006 è l'ultimo ritrovamento di un sito archeologico nell'atrio adiacente la Scuola Secondaria di I grado «Leonardo da Vinci» di via Toniolo durante lavori di ristrutturazione. Si tratterebbe di una tomba familiare risalente alla seconda metà del IV secolo a.C., che contiene ben 5 scheletri ed un corredo funerario di numerosi manufatti (cinture in bronzo e forme ceramiche ornamentali e legate alle funzioni nutrizionali).

Giovedì di settembre: Particolarmente sentita dai cegliesi è la festa dei "giovedì di settembre". Più che una festa vera e propria si tratta di un'usanza ereditata dalle civiltà contadine del passato; difatti queste "feste" si svolgono nelle campagne, tra amici, dove si mangia, si beve, si balla e si cantano canzoni popolari fino a tarda notte. Sconosciuto è il motivo per cui quest'usanza esiste, anche se la spiegazione più verosimile è che veniva usata come pretesto per consumare il vino "vecchio" e svuotare i capasoni per far posto al vino "nuovo". L'usanza è talmente radicata che alcuni utilizzano il "giovedì di settembre" come giustificazione per la loro assenza dal posto di lavoro il giorno seguente.
Quaremma: Pupazzo tradizionale rappresentante una vecchina che fa il fuso con appesa una collana formata da 7 taralli. Il fantoccio si appende per le strade a inizio quaresima e ogni settimana si toglie un tarallo fino a quando terminati i taralli si festeggia la fine della quaresima incendiando il fantoccio.

Gastronomia: Arrivando a Ceglie un cartello stradale indica l’inizio della città : - Ceglie Messapica, città d’arte e terra di gastronomia -. La cittadina è la capitale indiscussa della gastronomia dell’Altosalento con numerosi riconoscimenti avuti già negli anni 50 e più recentemente con vari premi assegnati agli ‘artigiani del gusto e della buona tavola’. Molti ristoranti sono segnalati nelle principali guide enogastronomiche, i forni a legna producono artigianalmente pasticceria tipica e prodotti da forno distribuiti in tutta Italia, il gelato artigianale cegliese conquista, in una passata edizione, il secondo posto assoluto alla fiera di Rimini nell’ambito del Salone Internazionale della Gelateria. Biscotto Cegliese:

È un pasticcino prodotto a Ceglie Messapica di colore bruno a base di mandorle tostate, con fragranze di marmellate di amarene e, appena, di limone; sono ricoperti di una glassa a base di zucchero e cacao (u scilepp'). Le mandorle utilizzate sono esclusivamente prodotte dai mandorleti dell'Altosalento, sono una particolare varietà chiamata "cegliese" che si distingue per il guscio semiduro. I biscotti cegliesi venivano prodotti dalle famiglie contadine in occasione delle feste importanti e dei banchetti nuziali. Sono venduti, in particolare, in tutti i forni, bar e pasticcerie di Ceglie, oltre ad essere offerti in tutti i ristoranti cegliesi. Il biscotto cegliese è candidato per il riconoscimento di prodotto tipico DOP.